Osmar Maderna

 Musicista, pianista, direttore, compositore e arrangiatore.
(26 febbraio 1918 – 28 aprile 1951)
Nome completo: Osmar Héctor Maderna

 Traduzione di Pietro Adorni

 Pianista di marcata inclinazione romantica, viene considerato il Chopin del tango. Dal tocco delicato e quasi etereo, leggero e suggestivo, contrario a qualsiasi enfasi, ampollosità o cadenza energica, creò tutto uno stile orchestrale basato su quelle stesse linee. Con l’uso di schemi armonici semplici e trasparenti, i suoi arrangiamenti originavano degli assolo alternati di piano, bandoneón e violino. La sua modalità espressiva, sorta verso il 1940, pervase tutto quel decennio, contrastando sia con la forma populista (della quale un esempio di rilievo fu Juan D’Arienzo) sia con quella accademica (Aníbal Troilo). Il suo tango rifugge la forza e i tratti duri, ma anche qualunque pretesa sinfonica. Preferisce l’emozione austera e l’espressione precisa, in un  esercizio costante di autocontrollo.

Maderna nacque a Pehuajó, piccola città di provincia, sita a 300 km. a sud-est di Buenos Aires, in un’area rurale fertile. Era l’ottavo figlio di Don Juan Maderna, musicista locale che suonava la fisarmonica a piano e l’armonium a mantice. A soli 13 anni, Osmar formò un’orchestra, chiamata Vitaphone, con dei musicisti della zona. Nel 1938 giunse a Buenos Aires, dove ottenne piccoli spazi alla radio quale solista per eseguire brani di musica classica, leggera e di tango, si unì inoltre  ad un’orchestra tipica di secondo ordine. Ma il suo destino cambiò quando venne chiamato, nell’ottobre del 1939, dal bandoneonista Miguel Caló per prendere il posto lasciato vacante dal pianista Héctor Stamponi.

Maderna cambiò il corso di quell’orchestra, pur interagendo con altri giovani musicisti di talento che ne facevan parte o che si unirono ad essa, come il violinista Enrique Mario Francini e i bandoneonisti Eduardo Rovira, Armando Pontier e Domingo Federico, che avrebbero tutti quanti  preso un proprio volo, in seguito. Di quell’esperienza rimasero ottanta registrazioni antologiche, come quelle dei brani strumentali “Sans Souci” di Enrique Delfino, o “Inspiración” di Peregrino Paulos, tra le tante, che consentono d’apprezzare sia la concezione orchestrale di Maderna sia i suoi fantastici assolo. Neppure si può tralasciare il gravitare di cantanti di gran pregio, come Raúl Berón, Alberto Podestá, Jorge Ortiz e Raúl Iriarte, quest’ultimo non è il migliore ma è di certo il più immedesimato in quell’orchestra.

Quel periodo smagliante culminò nel 1945, quando Maderna ed Iriarte decisero di rendersi indipendenti per formare un binomio. Ma questo ebbe vita breve. Il cantante tornò con Calò – che era meglio come impresario che musicista -, ed Osmar proseguì con la sua orchestra personale. Debuttò con questa nel mitico Marzotto, uno dei leggendari caffè tangueri dell’Avenida Corrientes, punto nodale del downtown porteño, che avrebbero chiuso i battenti nel decennio successivo. Fu anche una star di un altro di essi, il Tango Bar, e delle due principali stazioni radiofoniche dell’epoca, El Mundo e Belgrano.

Maderna incise nel 1946, per la casa discografica uruguaiana Sondor, i suoi due primi dischi in vinile. Lì spicca il brano strumentale “Chiqué”, un classico di Ricardo Luis Brignolo che il pianista visita col proprio stile. Ma risalta anche, in due temi, il cantante Orlando Verri, che sarebbe stato quello di maggior attrazione nella storia di quest’orchestra. Nel maggio di quello stesso anno inizia le sue registrazioni in Argentina per l’etichetta discografica Victor, fino a raggiungere un totale di brani 52 temi col suo ultimo disco, il 29 marzo 1951.  Un mese dopo, il 28 aprile, morì pilotando il suo aereo personale.

In quella discografia risaltano diversi brani strumentali, quali una nuova versione di (o “El elegante”, come la censura imposta dal 1943 obligò a ribattezzarlo); “Ojos negros“, di Vicente Greco; “Loca bohemia”, di Francisco De Caro; “El bajel“, un bel tango virtualmente ignorato di Julio e Francisco De Caro; “El Marne”, di Eduardo Arolas; “El baqueano”, “Qué noche” e “El rodeo”, di Agustín Bardi; “El pillete“, di Graciano de Leone; “Charamusca“, di Francisco Canaro; “Inspiración”, di Peregrino Paulos; “La cautiva”, di Carlos Vicente Geroni Flores, e “Aromas”, di Osvaldo Fresedo, tra gli altri. Questo repertorio evidenzia il gusto accurato con cui Maderna sceglieva i tanghi.  

Oltre al già citato Verri, Maderna contò su altre voci importanti, come quelle di Mario Corrales (che poi, ribattezzato “Mario Pomar”, avrebbe trionfato con l’orchestra di Carlos Di Sarli,), Héctor de Rosas (in seguito, cantante del primo quintetto di Astor Piazzolla) e Adolfo Rivas.

Pedro Dátila fu, a sua volta, il cantante di numerose incisioni dell’orchestra. Dei tanghi strumentali composti da il più diffuso è “Lluvia de estrellas” che, come altri, illustrano il suo doppio carattere di pianista romantico (molto influenzato dallo Chopin dei valzer e dei notturni) ed aviatore. E’ celebre anche il suo “Concierto en la luna”, e un po’ meno “Escalas en azul“, malgrado la bellezza del suo tema. Il maggior successo lo raggiunse col suo valzer “Pequeña  col testo di Homero Expósito, che Maderna incise nel 1949 con la voce di Héctor di Rose. Altre pagine sottolineabili sono i tanghi “La noche que te fuiste”, con José María Contursi, “”Volvió a llover” e “Rincones de Paris”, ambedue con Cátulo Castillo.

Dopo il tragico incidente, il violinista Aquiles Roggero, suo compaesano e compagno di tutta la vita, diede continuità al suo stile con l’Orchestra Simbolo Osmar Maderna nella decade del ’50.  Adolfo Rivas fu la voce principale di quel pregevole gruppo. Tra le registrazioni di questa orchestra figura “Notas para el cielo”, un tango che il pianista Orlando Trípodi scrisse in omaggio a Maderna del quale aveva preso il posto alla tastiera. E’ interessante notare che anche Miguel Traforò continuò ad esser legato al “madernismo”, anche dopo aver perso il contributo diretto del suo creatore.

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