Cayetano Puglisi

traduzione del testo a cura di P.Adorni

Cayetano Puglisi
Musicista, violinista e direttore d’orchestra

(2 gennaio 1902 – 2 novembre 1968)

di Horacio Loriente

Il maggiore di tre fratelli musicisti,  Cayetano Puglisi nacque a Messina, in Sicilia (Italia) il 2 gennaio 1902.

Emilio, violinista come lui, spirito inquieto, dopo aver gustato i plausi del successo nelle orchestre  porteñas, suonò in orchestre internazionali persino nella lontana Teheran (capitale dell’Iran). José, invece, da un ruolo più umile, totalmente estraneo all’ambito del tango, realizzò la propria carriera dedicandosi al violoncello nell’orchestra del teatro “Colón” di Buenos Aires,.

Cayetano Puglisi giunse a Buenos Aires nell’anno 1909. Studente di violino, fu alunno del maestro Pessina, profilandosi come grande esecutore con uno strumento così difficile. Incline, all’inizio, alla musica classica, dopo aver fatto un concerto al Teatro Nuevo, fu finanziato dal quotidiano La Prensa per perfezionare i suoi studi in Europa, viaggio che non poté realizzare a causa dello scoppio della guerra mondiale del 1914.

In quei tempi duri, i caffè rivieraschi del barrio della Boca si accaparrarono i suoi primi passi, sebbene formalmente i suoi ricordi, stando agli accenni di amici, si collocano nel famoso bar Iglesias della Calle Corrientes, quando formò un trio tipico con Carlos Marcucci (bandoneón) e Pedro Almirón (piano), questi, sostituito da Robledo; nessuno di loro aveva ancora compiuto 13 anni. Era un trio di ragazzi (“pibes”)…

Avviene un fatto eccezionale nella carriera del gran violinista. Nel bar Iglesias, l’ascolta Roberto Firpo e l’inserisce nel suo gruppo come secondo violino, a seguito dell’allontanamento di Ernesto “Tito” Rocatagliatta, passando a primo violino Agesilao Ferrazzano. Correva l’anno 1916. Il debutto avvenne al Royal Pigall. Roberto Firpo gli insegnò con pazienza quasi paterna i fondamenti del violino nel tango.

Viaggia per la prima volta a Montevideo nel 1917, come musicista di Firpo, esibendosi al caffè La Giralda. In quelle feste di carnevale va a Rosario ad aggiungersi all’orchestra Firpo-Canaro, presentandosi nel Teatro Colón, benché nei poster figuri la foto di “Tito” Rocatagliatta, che non faceva più parte di nessuno dei due gruppi.

Al ritorno a Buenos Aires viene incisa “La cumparsita” con la partecipazione di Puglisi e, alcuni mesi più tardi, deve anche partecipare alla registrazione della canzone “Mi moro” a tempo di tango, dove, col consenso di Mauricio Goddard, interviene il duo Gardel-Razzano ed è anche nota la presenza del famoso clarinettista Juan Carlos Bazán.

L’orchestra di Roberto Firpo, la più famosa in quell’epoca, partecipa al debutto teatrale della farsa “I denti del cane” con l’opportunità di lanciare la canzone “Mi noche triste” interpretata dall’attrice Manolita Poli.

Nel 1918, Firpo poté avvalersi dell’apporto inestimabile di Pedro Maffia, che diede frutto nel corso di una tournée a Puna Alta (Puerto Belgrano) in spettacoli in cui era presente anche il duo Gardel-Razzano e il loro chitarrista José Ricardo. Quasi insieme a Maffia entrava il violinista Octavio Scaglione, e si allontanava, invece, Ferrazzano. Da allora, Cayetano Puglisi è primo violino e l’orchestra ingaggia un terzo violino: Adolfo Muzzi.

Entusiasmato dai requisiti notevoli di Cayetano Puglisi, Firpo compone e gli dedica uno dei suoi tanghi migliori, dal titolo suggestivo: “El talento”.

A questo punto, il suono del suo violino è ormai meraviglioso. L’enorme mole di lavoro che aveva, allora, l’orchestra Firpo, gli impedisce, suo malgrado, di continuare a studiare e gli limita le sue creazioni quale compositore. Nonostante ciò, nel 1922, aveva composto tre tanghi:  “Mi lobito” , che fu il primo, poi “Carpentier”, scritto in risposta a “Dempsey”, del suo compagno di orchestra Juan Bautista Guido, all’epoca dei confronti tra quei colossi della boxe. Il terzo fu “Tambour cerrao”, scritto su richiesta di un fratello di Firpo che era “pelotaro” (giocatore di pelota).

Del prestigioso Cayetano Puglisi come solista esistono documentazioni discografiche, nelle quali duetta con  Roberto Firpo ed anche con Enrique Delfino.

Quando Roberto Firpo si prende una parentesi dalle proprie attività musicali, Puglisi dirige il gruppo per alcuni anni, allontanandosi definitivamente proprio da quel gruppo che l’aveva reso famoso, alla vigilia delle feste di carnevale del 1928.

Con l’autorizzazione di Firpo, Puglisi potenziava l’orchestra di Francisco Canaro nelle registrazioni per la casa discografica Nacional-Odeon e, ufficialmente nelle esibizioni in pubblico, tra il 1930 e il 1933.

Quando Pedro Maffia si staccò dall’orchestra di De Caro nel 1926, formò subito un suo gruppo:  Pedro Maffia e Alfredo De Franco (bandoneón); Cayetano Puglisi e Osvaldo Scaglione (violini); Luis Cosenza (pianoforte) e Francisco De Lorenzo (contrabbasso). In seguito, sarebbero entrati Osvaldo Pugliese e Elvino Vardaro, a rimpiazzare Cosenza e Scaglione.

Arriviamo ad un capitolo molto importante nella traiettoria artistica di questo grande musicista. Lo collochiamo nel 1928, epoca d’auge dei sestetti. Quel gruppo splendido che aveva formato viene sempre ricordato con ammirazione e nostalgia dagli amanti del tango.

Si esibivano nella sala del Cine Paramount. I suoi componenti erano: Armando Federico (piano); Cayetano Puglisi e Mauricio Miseresky (Mauricio Misé) (violini); Federico Scorticati e Pascual Storti (bandoneón) e José Puglisi (contrabbasso). In quel ciclo, Storti fu rimpiazzato in seguito da Domingo Triguero. L’orchestra portò sempre impressa un’impronta di qualità, con un ritmo singolare tanto nei brani lenti quanto in quelli tangueri, ed una ricchezza di sfumature difficile da eguagliare. La crisi di lavoro causò lo scioglimento del gruppo.

Dopo aver ultimato la seconda stagione della commedia musicale “La muchachada del centro” (La ragazzata del centro) a fine 1933, Puglisi, si ritira definitivamente dall’orchestra di Francisco Canaro, forma di nuovo un’orchestra che fece programmi a LR9 Radio Fénix di Buenos Aires nella seguente formazione: Orlando Goñi (piano); Cayetano Puglisi, Mauricio Misé e Juan Bianchi (violini), quest’ultimo uruguagio ed autore degli arrangiamenti; Alfredo Calabró y Juan Miguel “Toto” Rodríguez (bandoneón); Pedro de Véscovi (contrabbasso); e il cantante era Antonio Rodríguez Lesende.

Smettono di esibirsi insieme nel 1936, si separano e Cayetano Puglisi entra a far parte dell’orchestra di Juan Carlos Cobián, a suonare nel cabaret “Charleston”.

Nel 1937, nella brillante Radio El Mundo, animata da Pablo Osvaldo Valle, venne costituito il piccolo gruppo chiamato “Trio Nº 1″, composto da Juan Carlos Cobián, Ciriaco Ortiz e Cayetano Puglisi. Cantava Rodríguez Lesende. Fu pianista alternativo, Carlos Di Sarli.

C’era allora nella radiotelefonia argentina una salutare e salda competenza, ed il tango occupava, nell’interesse delle grandi stazioni radio, un posto privilegiato.

LR1 Radio El Mundo convocò Puglisi para coordinare l’accompagnamento dei grandi interpreti del momento, che lavoravano in quell’emittente. Col pianista Joaquín Mauricio Mora e il bandoneón di Ciriaco Ortiz, misero in risalto molti artisti, arrivando ad incidere per le case Odeon e Victor con, tra gli altri, Hugo del Carril.

Nel 1938, sempre a Radio El Mundo, Cayetano Puglisi integra un’orchestra numerosa diretta dal maestro Julio De Caro.

Nel 1940, si scioglieva a Montevideo, l’orchestra di Juan D’Arienzo. Tutti i suoi musicisti si raggrupparono sotto la direzione di Juan Polito, ingaggiati immediatamente dall’emittente LR2 Radio Argentina. Freneticamente, D’Arienzo cercò elementi per formare una nuova orchestra, facendo un’offerta allettante a Cayetano Puglisi. Questi l’accettò e, col pianista Fulvio Salamanca, Héctor Varela e il cantante Alberto Reynal, prima di metà anno, D’Arienzo rientrava a Radio El Mundo nel mezzo di una grande aspettativa, riuscendo a mantenere il suo stile.

Iniziava l’ultima fase di una vita onorevole al servizio del tango.

In uno stile avulso dalla sua sensibilità e dal suo gusto, gli rimasero ugualmente intatti i suoi brillanti requisiti. D’Arienzo gli riservò un breve passaggio solista nella quarta corda che eseguiva giudiziosamente e col suono inconfondibile che sempre lo distingueva. Comunque, per un interprete del suo rango, era in qualche modo una tristezza assistere ai suoi brevi interventi, quando tanto si sarebbe potuto pretendere dal suo violino meraviglioso.

Lo appassionavano tre aspetti che non riuscì a realizzare, come artista e come tanguero dei migliori, sempre assorbito da un lavoro massacrante, sollecitato costantemente in virtù del suo talento straordinario: non aver potuto avere in modo permanente una sua orchestra; non aver potuto comporre più musica e, infine, non aver potuto continuare a studiare.

Del suo esiguo lavoro compositivo possiamo evidenziare “Tristeza de barrio”, che poi venne chiamato “Sueño florido”, “Tus noches de amor”, “Si el corazón supiera”, “Realidad” e “Mi viejo Montevideo”. (Altre sue opere furono: “Milonguero“, “Alma criolla”, “Diez años“, eccetera.)

Il suo compianto decesso avvenne a Buenos Aires il 2 novembre 1968.  Con lui se ne andava un grande baluardo del tango.

(Scritto pubblicato in origine nel libro “Ottanta note di Tango. Profili Biografici”, Edizioni La Plaza, Montevideo 1998.  Patrocinato dall’Accademia di Tango dell’Uruguay.)

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