Codigos de la Milonga

El Tio Cliff: Codigos de la milonga – Traduzione in italiano di Pietro Adorni
I “Codici” della milonga
Nota resa pubblica dal mio amico Carlos Bevilacqua nel suo programma radiofonico Frattura Esposta.
Qui ha esposto alcuni dei tanti codici (regole) essenziali che dovrebbero essere rispettati in milonga per mantenere una buona convivenza.
Cliff

Chiunque si sia addentrato per un po’ nel mondo milonguero avrà sentito, qualche volta, allusioni ai “codici”, concetti di per sé vaghi e non solo nel campo del ballo sociale del tango. In realtà, una delle accezioni di codice è quella di qualcosa di enigmatico, cifrato o conosciuto solo a poche persone, come il codice, la combinazione, di una cassaforte. Un’altra illustrazione del suo significato mira a quei valori condivisi che facilitano una comprensione tra pari. E la verità è che un po’ di tutto ciò figura nei cosiddetti “codici della milonga”.

Frutto delle abitudini che, nel contempo, è andata raffinandosi in funzione di una convivenza armoniosa il più possibile, sorgendo, accumulandosi e modificandosi tra i ballerini da pista, una serie di comportamenti più o meno ripetuti. Sono norme tacite, ma estese che reggono buona parte dei movimenti che si osservano nella sala. Basandoci su quell’idea che il mio diritto finisce dove incomincia quello altrui, potremmo affermare che la maggior parte dei codici permettono di metterla in pratica il meglio possibile, disturbando il prossimo, il meno possibile. Una bella idea, e non solo per tango. Se – come ben sostengono il DJ Osvaldo Natucci e la docente Susana Miller– la milonga è una festa, i codici contribuiscono a far sì che tutto fluisca senza sussulti, riducendo al minimo i malintesi.

Per entrare nel circuito delle milongas conviene conoscerli e, per quanto possibile, capirli, non tanto per violarli, ma per attuarli con un certo criterio.

Tra i codici principali si possono elencare i seguenti:

-Si invita a ballare col cabeceo. Il famoso cabeceo è un contatto visivo che si estende a gesti delicati di invito e di consenso. Originando richieste previe all’invito in sé, questa modalità elimina i rifiuti e cripta la comunicazione tra i due protagonisti: chi invita e chi è invitato.

- Se la donna desidera ballare con diversi uomini non deve mostrarsi in coppia. Per vari motivi, che vanno dal rispetto per il suo accompagnatore a luoghi impervi e oscuri della psicologia maschile, la donna che arriva o va via accompagnata da un solo uomo, che si siede solamente con un uomo o si bacia sulla bocca con qualcuno, in genere viene evitata dall’occhio degli altri uomini.

- Uno dei due conduce e l’altro segue. Questi ruoli, definiti in modo chiaro, sono necessari per giungere a quella coordinazione che meraviglia tanto nel ballo del tango. Può esser vista come maschilista, per il fatto che il ruolo di “chi conduce” è di norma esercitato dall’uomo e la donna (abitualmente nel ruolo di “seguire”), deve “affidarsi” alle sue decisioni, ma è parte fondamentale nella dinamica convenzionale del ballo. Se le osserviamo bene, la maggior parte delle danze popolari implicano questo requisito. Quel che accade è che nel tango ciò sembra più perentorio per la maggior vicinanza tra i corpi, caratteristica nell’abbraccio tanguero.

- Si balla muovendosi in senso antiorario. In un’analogia col sistema solare, le coppie hanno (come i pianeti) movimenti di rotazione sui loro assi e movimenti di spostamento lungo la pista. Quegli spostamenti avvengono in senso contrario alle lancette dell’orologio. Il non osservare questa regola provoca scontri, urti, ed è un qualcosa da evitare al massimo, per il bene del proprio compagno e degli altri.

- I più esperti ballano lungo il bordo pista ed i meno esperti al centro. Solo i ballerini d’una certa esperienza accettano la maggior esposizione visuale che implica il ballare a bordo pista. D’altra parte, è un’area che richiede più destrezza (essendo in genere più affollata) e maggiori spostamenti nella pista in una direzione determinata. Bene, si potrebbe pensare che più che cosciente questo ordine di cose sia naturale, poiché il meno esperto (esperto/pratico), per quanto ci provi difficilmente potrà mantenersi in una fila così circoscritta come quella che si forma nell’ultimo “anello” concentrico della pista.

- Le coppie non si “sorpassano”. A meno che la coppia che ci precede non si fermi per troppo tempo, conviene sempre aspettare ricorrendo all’ingegno, come un aeroplano che gira di fronte ad un aeroporto congestionato. È che l’ansia di superare una coppia, oltre ad risultare scortese, di solito finisce in uno scontro in quello spazio desiderato che è davanti ad entrambi. La cosa più probabile è che le due coppie convergano e si urtino, lasciando dietro di sé uno spazio vuoto.

- Si balla corto o lungo/esteso a seconda della situazione. I passi, in milonga, dovrebbero essere contenuti, lungi dalla spettacolarità dello show, per evitare al massimo possibili lesioni/ferite e per quell’estetica di sobrietà che prevale nella maggior parte delle sale. L’ideale è ballare per il compagno e non per gli sguardi altrui. In genere vanno ridotti i voleos e i ganci alti, ed anche alcune “barridas/arrastres”. I tacchi, quelli femminili, sono piuttosto pericolosi per gli abiti e le parti anatomiche delle coppie vicine. Questa precauzione è più impegnativa quando la pista è molto affollata, lo è molto meno quando c’è più spazio disponibile.

- In caso di scontro/urto, si chiede scusa. Sebbene il più degli scontri siano involontari, costituiscono un disturbo ed un’interruzione alla fluidità che caratterizza il ballo. Perciò sarà bene che il responsabile principale dello scontro chieda scusa, o che entrambe le coppie lo facciano quando la colpa è più o meno di entrambi. Sta all’uomo farlo, di solito tramite un piccolo cenno con la mano o una parola a voce bassa ed un contatto visivo con la coppia coinvolta.

- Durante il ballo, non si parla!. La concentrazione richiesta dal ballo, così come un ascolto attento della musica che sta suonando, sconsigliano i dialoghi. In milonga abbondano altre occasioni per chiacchierare.

- Il ballo non si ferma di fronte alle mancanze d’intesa tra i due componenti della coppia. Sebbene siano frequenti le marche che non arrivano e i passi che riescono secondo il previsto, sono cose minoritarie e non conviene ingrandirle con sospensioni nel flusso coreografico ed, ancor meno, in discussioni su “chi s’è sbagliato”.

- Tra un brano musicale e l’altro si scioglie l’abbraccio. C’è un momento di circa 10 secondi nei quali la coppia si stacca dal brano precedente, dalla logica dello stesso, e si prepara al compito sonoro successivo, “assaggia” il tempo del nuovo pezzo, come chi comincia ad individuare quel che accadrà.

- I tavoli devono esser posti attorno alla pista. Una simile disposizione del pubblico seduto consente di incrociare i cabeceos attraverso la pista tra una tanda e l’altra, tende a creare corridoi per circolare senza interrompere il ballo nella sala, e consente una vista della pista, più consona possibile. Osservare le coppie, oltre che arricchente e piacevole, risulta molto utile per scegliere il prossimo compagno/compagna.

- La musica viene suddivida in tandas (turni). Gruppi di circa quattro brani si susseguono separati da cortine (pause musicali) di meno d’un minuto. Ogni tanda ha una peculiarità che unisce i brani temi che la compongono, che può essere l’orchestra o il ritmo (tango, milonga o vals). La fine di ogni tanda offre un lasso di tempo per riposare, per andare in bagno o semplicemente per cambiare compagno/a. Il tempo abbastanza prevedibile di ogni tanda agevola, nel contempo, lo ordinamento di strategie.

- Gli abituée si piazzano nello stesso posto. Questo facilita la loro ubicazione e riconoscimento, sia per coloro che cercano chi “far ballare”, sia per chi aspetta d’essere “invitato a ballare”. In genere, i tavoli rivestono altresì un luogo di appartenenza importante che potenzia o crea vincoli/legami di diverso tipo: amicizie, coppie, conoscenze, ecc..

- In pista si balla, non si parcheggia né si passeggia. Per rispetto dei ballerini che, in molti casi, si vedono già limitati dalla quantità di colleghi in pista, non si deve occupare spazio per conversare, osservare o passare camminando. Qualora non siano disponibili “corridoi” per dirigerci alla nostra “metà”, possiamo attendere che la tanda finisca.

- Anche questi codici, come molti altri che potrebbero esservi aggiunti, cambiano (come ne son cambiati) nel tempo, ma la maggior parte rimangono notevolmente fedeli alla tradizione. Altri tendono a sparire direttamente, come le indicazioni sul vestiario. Nemmeno i codici vengono rispettati allo stesso modo in tutte le milongas e addirittura ci son milongas in cui il loro rispetto cambia continuamente a seconda del giorno della settimana, o nel corso della stessa serata, col rinnovarsi/alternarsi del pubblico.

-Nel suo libro “La pista dell’abbraccio”, Gustavo Benzecry Sabá raggruppa 36 codici, alcuni dei quali sono serviti da riferimento per questa pubblicazione. Docente e ricercatore, è stato uno dei pochi che s’è preso l’incarico di redigere e commentare queste norme tacite che riformulano, oggi, in tempi di ballo, certi valori culturali andati in crisi (quali: la considerazione verso il prossimo, la tutela della donna e la cortesia in generale). Sono principi che non sono stati definiti da qualcuno in particolare, ma da tutti e col passar del tempo. Un tentativo limitato, umile, ma abbastanza di successo, di concretizzare quella bella utopia di che tutti ce la passiamo al meglio. Almeno per un momento.

Cronaca: Carlos Bevilacqua

(traduzione di Pietro Adorni – 26/11/2009)

Nota di Pietro: ho fatto del mio meglio, e per fare un favore ad un’amica… perché:
1) è un remake di altri scritti precedenti (quello di Gavito, per citarne uno);
2) con tutto il rispetto, ritengo che gran parte di questi “codigos” siano del tutto inutili per le persone già dotate di un minimo di buon senso e di buona educazione;
3) siamo in Italia… ma siamo sicuri che gli argentini siano così ligi ai loro codigos?…
4) discussioni su miradas e cabeceos ce ne sono a iosa nel web… repetita iuvant… però alla lunga “stufant”… :-)

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