Conferenza del 25 Genn.2011

Esperienze di un ballerino

 Prima di tutto, spero stiate trovando interessante questo incontro, in cui non vogliamo farvi piovere dall’alto delle nozioni accademiche, ma stimolarvi ad apprezzare quanto di bello può offrirci la vita: le buone letture, il buon cibo e… il buon ballo.

Le mie esperienze si agganciano con quanto detto da Emma e Antonio.

Quando ho iniziato a ballare certamente qualcosa è cambiato nella mia vita, un cambiamento nella mia emotività che di certo ha influenzato il mio approccio con il cibo.

Ora, c’è tanta letteratura che ci parla di emozionanti tanghi, di volteggi e serate brillanti, ma anche di cene succulente e gustose pietanze. Ed è un connubio che ci tocca nel profondo, coinvolgendoci dalla pelle alle viscere.

Nel tango, infatti, dobbiamo assolutamente far emergere la nostra parte emotiva, metterla in gioco per far sì che insieme al partner possiamo diventare coppia. Non siamo due persone distinte che eseguono passi e figure, ma attraverso l’Abrazo diventiamo un’entità unica che gode appieno della musica e del proprio movimento corporeo armonioso. Ci riflettiamo nel respiro dell’altro, le sue gambe diventano le nostre, il nostro piacere il suo.

Come dicevano Antonio ed Emma poco fa, il movimento del ballo, ma soprattutto la soddisfazione che ne deriva, stimolano la produzione di endorfine, che possono leggermente attenuare il senso di fame. Possono cioè aiutarci a uscire dalla fame «dell’anima» e sviluppare un rapporto più equilibrato con il cibo. Assaporarlo, anziché lasciarcene dominare e travolgere.

Io aggiungerei che se siamo capaci, ma soprattutto disposti ad ascoltarci, il tango mette sotto una lente d’ingrandimento questa relazione virtuosa!

Per quanto riguarda la mia esperienza diretta, posso affermare che a volte la relazione BUON BALLO = BUON CIBO è magica.

Nell’estate del 2005 Anna e io siamo stati a Buenos Aires. In più di una milonga si poteva anche cenare, e abbiamo scoperto che questo connubio è perfetto. Vedevamo infatti persone di tutte le età che fra una portata e l’altra si alzavano e interpretavano un tango o un vals con lo stesso gusto con cui avevano assaporato la pietanza appena mangiata, anzi, quasi come se ballassero sulle note di quella ricetta!

Vedere e poi vivere le due esperienze contemporaneamente è stato straordinario.

Con questo voglio ribadire il concetto che non ci sono semplici equazioni, tipo: ballare bene = mangiare meno. Dietro tutto, come i miei allievi già sanno, c’è sempre una questione di motivazioni.

Se la mia motivazione, per esempio, è solo quella di mettermi in mostra, potrò anche ballare bene, ma se non otterrò l’ammirazione e gli sguardi degli altri mi sentirò insoddisfatto e frustrato, e magari tenderò a buttarmi sul cibo come elemento consolatorio!

Quindi, torniamo a quanto dicevamo prima: il ballo è una lente d’ingrandimento, e sotto ci finiscono la nostra gratificazione, le nostre speranze, le nostre debolezze, le nostre potenzialità… Il tango ci offre un’opportunità irripetibile per intervenire su noi stessi.

Fin dal 1992 ho vissuto istintivamente questa possibilità, captandola con le antenne dell’anima e del corpo e afferrando il bandolo di un’intricatissima matassa, ma solo pochissimi mesi fa ho realizzato appieno, consapevolmente, questa idea, ed ecco lo spunto per questa conferenza. Volevo condividere con voi queste riflessioni, nonché le mie «esperienze di un ballerino», per provocarvi a guardare al tango in un’ottica diversa.

Oltre la tecnica, dritto dentro di voi.

Un po’ quanto fanno i buoni libri, che non a caso sono detti «cibo per la mente». Se un libro ci ha emozionati, ha toccato alcune corde della nostra emotività, allora è riuscito anche a riempirci lo stomaco emotivo. E a placare quella che viene sbrigativamente etichettata come «fame nervosa».   

Insomma, è evidente che stiamo parlando di un collegamento stretto fra il corpo e la mente, ma anche fra la nostra intimità − fatta di pensieri e sentimenti − e il nostro desiderio di socializzare.

E così, se un buon libro ci soddisfa quando abbiamo bisogno di raccoglierci in noi stessi e passare qualche ora tranquilla, una bella serata di tango vissuta con le giuste motivazioni e con le persone giuste gratifica anche la nostra parte più esibizionista.

Ovviamente, possiamo unire i due ambiti, ma attenzione: di libri che ci parlano di tango ce ne sono tanti in commercio, però diffidate di quelli che vi presentano serate in milonga che paiono uscite da un film americano degli anni Cinquanta, con infiniti volteggi in una sala da ballo tutta per i protagonisti… La realtà è ben diversa!

Cosa possiamo desiderare, più concretamente? Un’esperienza intensa, che ci fa rientrare a contatto con il nostro corpo e con il partner o comunque con persone che ci piacciono. Un’esperienza che ci ricarica lo spirito.

Questo è il vero antidoto a quella fame sconosciuta che fintamente ci consola!

Antonio

 www.antonioyanna.com

 

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2 thoughts on “Conferenza del 25 Genn.2011

  1. Luca scrive:

    Caro Antonio, hai centrato perfettamente il problema, la nostra insoddisfazione del noi di come siamo o di come appariamo agli occhi degli altri, sempre preoccupati di cercare nel prossimo quell’approvazione che, se non abbiamo consapevolezza del “NOI”, dagli altri non ci potrà mai arrivare.Dobbiamo sapere che, innanzi tutto, dobbiamo avere l’autostima che spesso ci dimentichiamo di avere o di risvegliare, cosa che,invece,con alcuni stimoli come il ballo fanno prepotentemente riemergere, grazie anche a chi ci sta intorno e condivide le nostre esperienze e passioni. Ci sono persone nel mondo che spendono montagne di denaro in psicologi per arrivare ad avere questa consevolezza, il vostro grande merito è che con il tango raggiungete l’IO che è sopito in noi e lo riportate a galla, facendoci provare le emozioni che da tempo sembravano non esserci più. Vi siamo tutti grati per questo! Mi auguro che ci sia sempre maggiore partecipazione anche con il “passaparola”. Buon proseguimento con i corsi!
    Luca

  2. admin scrive:

    Cosa posso dire ?
    Hai centrato , da bravo arciere , anche tu il problema!
    Questo succede nelle culture occidentali dove l’IO delle persone è davvero in crisi!
    Cmq grazie x i complimenti sei davvero gentilissimo!
    E grazie per l’augurio che ci fai….ce lo faccimo anche noi!
    A presto

    Antonio

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