El Guapo

Metastruttura della psicologia della milonga – Parte II: Il “Guapo”(*)

di Teresita de La Iglesia  – Traduzione di Pietro Adorni
Si consiglia di leggere prima l’articolo : la donna è una regina !

Come prospettavo nella parte “I” , nella milonga entrano in funzione tre entità. Una donna, un uomo e la musica. La polarità delle due prime personalità è molto chiara e ha la sua trasposizione nel ballo. Non è il frutto di una drammaturgia scritta per un ballo coreografato perché il tango è nato piuttosto come ballo popolare, è nato nei sobborghi, e non è neppure il frutto di codici/regole di un tempo. È il frutto dell’indole, delle caratteristiche, di un popolo. Non capire questo significa scansare l’essenza del ballo. Detto questo, non ho pretese nello scrivere queste righe. Nemmeno pretendo che si applichino in modo distaccato dei codici/regole che, se estratti dalle loro orbite culturali, si ridurrebbero a un folclore evacuato dal suo nucleo vitale. Però, sì, desidero che nel capire il perché di queste tradizioni si restituisca al tango la sua quintessenza, nella sua sensualità, nella sua tecnicità, perché questi codici/regole non specifichino soltanto un modo di comportarsi in milonga ma anche come ballare il tango, ed offrire ad alcuni la possibilità di addentrarsi nel sancta sanctorum di una società stretta e riservata: la milonga.

Se la donna in milonga è una Regina, il milonguero è il “Guapo”. I tratti spregevoli che potrebbero servire per ritrarlo al di fuori della milonga non sono i valori vigenti in ambito milonguero. Il milonguero entra ed esce Guapo, così come entra ed esce già calzato (con le scarpe). Per tale motivo a Buenos Aires mettersi le scarpe ai bordi della pista è, per un uomo, l’equivalente del soffiarsi il moccio dal naso in Giappone. Una cosa oscena, che oggi si guarda con una certa condiscendenza qualora venga praticata da turisti o novellini.

Il Guapo non è in senso stretto il latin – lover leggero e superficiale come viene sospirato dalle lontane steppe siberiane ed oltre. E’ un latin-lover però dotato di una certa carica drammatica perché il suo passato di solito è pesante. Il nostro Talmud, la parola rivelata in questo caso non può essere altro che il testo di un tango, “un passato “malevo” (leggi: da malfattore, fanfarone e attaccabrighe) e feroce” (Malevaje, tango 1929). Un uomo con molti rancori, perché ha amato tanto. Ma un uomo che, alla fine, se la gioca sempre per amore anche quando fare il “Garufa” (leggi: uomo che ama la baldoria) non ha prezzo.

Quanto a quel “pasao malevo y feroz”, non è più così. La sociologia del tango è molto cambiata. Ma i codici/regole tra uomini: senso dell’onore, il non tradire, non fare sfoggio di cose che potrebbero offendere qualche altro membro della “società” (la milonga), essere un “capo”, farsi rispettare e perciò non mancare di rispetto né in pista né a bordo pista ad un altro “Guapo”, presentarsi con l’abbigliamento e l’atteggiamento da cavaliere, sono rigorosissimi. Se è certo che in Europa la classe medio-alta, tende talvolta ad interpretare il mondo del tango come favorevole ad un certo comportamento licenzioso, al contrario nel mondo del tango argentino (è un pleonasmo, dato che il tango è Argentino) si partecipa alla milonga come ad una società in cui si sostiene la cavalleria (leggi: il comportamento cortese ed elegante).

Il primo punto che vorrei chiarire è quello del machismo. L’Argentina non è meno maschilista del resto delle nazioni in cui è ripartito il genere umano. Ma, se il dire che esiste un “machismo buono” non fosse un ossimoro (accostamento di due termini in antitesi), si potrebbe dire è quel viene chiesto. Per farla breve, esistono il machismo maltrattante e il machismo galante. Nel primo non c’è non relazione di seduzione, né istinto di protezione, la prepotenza è il prodotto di un’affermazione radicale ed incondizionata. Nel secondo caso la prepotenza si ritrova condizionata dalla stessa capacità seduttiva. Il che finisce per trasformarsi in un lavoro a tempo pieno. È la versione creola. Perciò, al “milonguero de ley” (leggi: “milonguero come si deve”) fino a poco tempo fa non rimaneva molto tempo per “lavorare” e doveva cercarselo per mantenere decorosa la sua presenza giornaliera in milonga.

Quali sono le cose che il Guapo fa e non fa, tollera e non tollera, che non ho ancora detto?

- Il suo portamento è impeccabile. Il suo ruolo di Guapo non consente eccezioni né circostanze che giustifichino il contrario. E’ un signore da capo a piedi. La parola chiave è “rispetto”. Il che frena un po’ il suo senso dell’umorismo. Ci son cose sulle quali non si può scherzare apertamente. Se uno si presenta con un vestito da mafioso albanese, di tinta metà colorata e metà color bromuro (rosso-marrone), e con le scarpe altresì bicolori, non si tratta di fingersi spirituale. Non è un travestimento. La stessa cosa coi parrucchini. Rispetto.

- Il suo libero arbitrio in termini di scelta non ammette eccezioni e con ciò non sopporta le “miradas” (sguardi, occhiate) fisse ed insistenti.

- Arrampicatrici. Le arrampicatrici non sono gradite. Intendo “arrampicatrici” quelle che invitano direttamente. Cosa che nemmeno gli uomini fanno. Certo, un uomo argentino che si rispetti non può dire di no ad una donna senza passare da maleducato infrequentabile. Il Guapo dev’essere riconosciuto quale persona buona, ma se viene invitato dalla donna, il desiderio si risveglia. È come una ferita narcisistica che punta al nucleo della virilità, cioè il riflesso predatorio. L’arrampicatrice è una predatrice. E il milonguero si trasforma in preda. Mi fermo qui, perché ho la sensazione di scrivere la sinossi di un film dell’orrore.

- Altre arrampicatrici. Quelle che vanno dritte al contatto fisico (strofinio), più in là di quanto ordini il ballo. Sebbene il tango fosse molto più audace prima di fare ingresso nella sala (salón), nei suoi firuletes arrabaleros (figure del tango dei sobborghi), ci sono passi nel tango che son sempre appartenute all’ambito del tango-spettacolo. Un esempio: il gancio. Ancor di più, perché ci sono cinque persone al mondo che lo praticano senza che risulti volgare. Se si esegue, deve essere in ogni caso ben strutturato, perché non ci sarebbe modo di NON eseguirlo. Al Guapo piace mantenere l’iniziativa.

Un’altra figura che si può notare in alcune milongas di questo versante dell’oceano (quello europeo) è “la donna che alza la gamba lungo il lombo, la schiena, dell’uomo. E’ chiaro che se lo fai in qualche momento devi ricomporti. Perché quel che stai facendo, fenomenologicamente è l’atto equivoco di arrampicarti su un uomo. Troppa ricercatezza è simile al pensare che quell’uomo sia un ologramma, una figura proiettata in 3D. Non è così, e lo potrai appurare molto presto.

- I Guapos non son tutti uguali tra di loro. Ci sono i capi. Ciò si acquisisce col passare degli anni, la qualità del ballo e il comportamento in milonga. Non avviene tramite un certificato. La milonga è un corpo sociale che possiede una sua “intelligence” specifica. Per un organizzatore di milongas è qualcosa di più difficile mettere a sedere gli uomini che non le donne. La suscettibilità è più alta da quel lato del bordo pista.

- Un Guapo non estrae una bottiglia d’acqua di nascosto dal suo borsello, come capita di vedere talvolta in Europa. Un Guapo, anche se è al verde, ordina per lo meno un bicchiere e se può una bottiglia di “sidra” (sidro, spumante di mele) per rispettare il proprio livello. Non bisogna considerare un “impegno seccante” il fatto che, come donna, ti offrano quello che stai bevendo: fa parte della nostra cultura.

- Il Guapo, in pista, non c’è da credere di poterlo urtare o di urtare la sua ballerina: è una cosa alla quale ti risponderà con un sorriso. Spingere è un’irruzione e scatena una reazione “non positiva.” Fino poco tempo fa, e tuttora nelle buone milongas, quando succedeva una cosa del genere l’autore del misfatto andava a scusarsi al tavolo del Guapo offeso.

- Il Guapo non fa sfoggio di vere o presunte conquiste femminili. E’ molto malvisto. Non per questo si deve essere ingenue e pensare che la legge del silenzio sia totale. Quando si esige il diritto di strofinio ognuno deve calcolare i rischi che sta prendendo.

- Nel mondo della milonga, chi tradisce, spettegola, parla male, ossia il “botón” (il “poliziotto”) è un personaggio molto negativo.

- Il ballo del Guapo non va giudicato. Tipo “bene”, “molto bene”. Nemmeno quello della donna, ma quello dell’uomo ancor meno. Se balla bene è semplicemente normale. Così deve essere.

- Se per una donna un uomo trascurato non va bene, per un uomo una donna trascurata è un obbrobrio. La sua raffigurazione sublimata della donna non va d’accordo con gli odori di una donna di casa dopo 12 ore di trincea domestica.

- Per le ragazzette che vengono da fuori e che si aggregano nelle milongas molto frequentate da turisti, la parte di loro, che vede quei signori adulti quali repliche del nonno gentile di Heidi, si sbaglia. La notte è la notte e non ha età. Il tango è un potente fattore di mantenimento della giovinezza e, inoltre la notte include molto più di quel che si può raccontare.

- Infine, il Guapo non può essere tale se non ama profondamente e sinceramente le donne. Non si può ballare il tango ed essere un Guapo senza desiderare che esse si sentano bene, rispettate, amate. Le milongas dei “musi lunghi” sono luoghi in cui il controllo sociale esercitato alla base dagli uomini non funziona.

Nota del traduttore: “El Guapo” non ha una definizione precisa in italiano: la traduzione letteraria è “il Bello” che però non ne riassumerebbe le caratteristiche riportate nell’articolo. Il termine che più s’avvicina a “Guapo” potrebbe essere “il Signore (della Milonga)” nelle accezioni di uomo particolarmente cortese, sensibile, educato, gentiluomo e  di chi esercita(va) il proprio dominio su un territorio…

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