Il Nuovo Tango

Il Nuovo Tango
articolo di Leopoldo Marechal – Traduzione di Pietro Adorni
Non potendo esser concorde con la realtà che vive oggi il paese, sto solo ed immobile: sono un argentino che spera. Questo per quanto riguarda il paese. Quanto a me stesso, la cosa è diversa: se approdando a questa terra i miei nonni hanno tagliato il filo con le loro tradizioni e distrutto la loro tabella di valori, a me tocca riannodare quel filo e ricostruirmi secondo i valori della mia razza. Procedo in quel senso. E credo di poter affermare che, quando tutti faranno lo stesso, il paese avrà una dimensione spirituale. (Adán Buenosayres)

“Io penso,
con P. Saint-Yves che,
quando i popoli avranno capito
gli insegnamenti del folklore,
solo allora si aprirà l’era della
pace autentica per l’umanità.”
(Alfredo Poviña)

E’ curioso osservare come va manifestandosi il boom tanguero nell’attualità, non solo nel paese, con la crisi, bensì nel mondo intero, ergo, con la crisi. Tale evento non può sfuggire alla nostra attenzione, come società abbiamo il dovere di soffermarci su questo punto. Il tema è poter trarre vantaggio da questo, nel senso migliore, e circoscrivere quell’improvvisazione che tanto spesso ci ha salvato ma che altrettanto spesso ci ha affondato. L’ostacolo che ci affligge in ciò che riguarda la sistematizzazione di un programma serio deve essere rimosso nell’immediato per potere iniziare ad essere credibili. Tanto i campionati quanto le riunioni internazionali che vengono organizzate a livello di ballo nel paese, ad oggi, lasciano molto a desiderare. Nel contempo balza all’occhio un segno di peggioramento e di mancanza di ottimizzazione sia dei luoghi meravigliosi, che la città possiede per organizzare feste pubbliche, sia dei programmi di turismo paralleli a quel che è specificamente tanguero (occorre tener conto che, in prossimo futuro, questo si moltiplicherà). E’ chiaro che si tratta di un fenomeno che comincia appena a delinearsi, cioè, di una prova tangibile che comincia gradualmente ad irrobustirsi con intensità, ma su presupposti ormai caduchi per le generazioni ed i tempi prossimi.

Il Tango-Danza nella sua vitalità
Potremmo dire che, all’inizio, era il ballo di arrabal (sobborgo) e le payadas, che, a suo tempo, era la lirica di Gardel e Le Pera, in un secondo tempo, la musica delle grandi orchestre del ‘40, più tardi, i cantanti, poi, Piazzolla, fino ad oggi, momento in cui si sta verificando un ritorno alla Danza. Cosa interessante dal punto di vista evolutivo e dialettico. Vengono “scodellate” decine di milongas per notte e luoghi per imparare a ballare; ogni giorno sono sempre più numerosi gli studi di danza che aprono i battenti e maggiore è l’allenamento che i ballerini sollecitano per le loro esibizioni richieste nel paese e all’estero. C’è un boom attraente riguardante l’interesse dei giovani rispetto a ciò, non solo dei giovani argentini, bensì di tutto il mondo: il suo impatto, tra l’altro, viene a riaffermare quell’”europeismo” del “voler essere” che segna l’impronta, nel contempo, dell’immagine personale.
Il salto generazionale ci viene indicato come fondamentale perché la rinascita si sviluppi con una tale vitalità. Sebbene, nel suo insieme, un’apertura che lascia un “buco” non serve mai da condotto per recuperare le forze perse. C’è un vecchio adagio cinese che dice che “occorrono tre generazioni per ottenere “la buona porcellana” fine”. Possiamo usare anche la metafora fornitaci dal ballerino e ricercatore Rodolfo Dinzel, in cui ci spiega che il tango è come un mostro gigante a tre zampe, da conoscere: la danza, la musica e la poesia (lirica), per cui è indispensabile che ne muova una alla volta, perché se le muovesse tutt’e tre contemporaneamente, cadrebbe. Ciononostante, è ormai risaputo un certo cambiamento nella struttura musicale mentre giungono alla ribalta nuove orchestre di persone giovani non senza richiamare l’attenzione.
Concordiamo sul fatto che il Tango-Danza sia il nuovo leader della nostra cultura. È il fenomeno che attualmente sta esprimendo in anteprima gli elementi che compongono il “miracolo” del tango. Il boom che potremmo misurare quantitativamente in quantità di ballerini, milongas e campionati negli ultimi anni, è stato notevole. Sono sempre di più le persone che si avvicinano ai “templi” tangueri, quali gli spettacoli di ballo che vengono offerti al resto del mondo. Tutti vogliono ballare e ne avvertono la necessità attraverso la richiesta del loro corpo. La indica in modo chiaro la “zeitgeist” (tendenza culturale predominante, o spirito del tempo) attuale. È la rivincita dello spirito che si scatena per raccogliere adepti, la sua insistenza riporta il contrappunto attuale, lo stato dell’anima chiede d’esser riconosciuto. L’unione tra corpo e spirito promossa dalla danza, nella sua forma mandalica, fa sì che quella richiesta sia ineludibile.
La cornice che si dà del ballo del tango, nella Città di Buenos Aires, è di un ambito ampio e in crescita. Le persone provenienti da altri paesi trovano nella città un luogo unico al mondo per esercitarsi in questo ballo ed impregnarsi di cultura di tristezza e raffinatezza. La cosa certa ed indiscreta è che la nostra città condensa questo potenziale che promuove dolore, speranza, libertà e identità (leggi: processo di individuazione, o autoconsapevolezza).

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2 thoughts on “Il Nuovo Tango

  1. ELISA scrive:

    Ciao
    Io volevo solo dire che non amo le gare, però qualche stage o esibizione non dello stile che studio mi sono piaciuti –
    E’ ovvio che qualsiasi serata nelle milonghe di Buenos Aires ha un sapore completamente diverso da una in Italia e rimangono nel cuore le persone che sanno dare un senso diverso (diciamo di contenuto) a questo meraviglioso ballo.
    Un salutone Elisa

  2. admin scrive:

    Cara Elisa,
    neanche il sottoscritto le ama e non solo di tango ma di qualsiasi ballo di coppia. Io ne ho fatte 3 di liscio e ti dico che le trovo un pò fuori luogo.
    Nel caso del tango argentino …..assurde!!
    Come dici tu la coppia di ballerini che si esibisce in una milonga deve trasmettere qualcosa a chi li sta guardando al di là dello stile di tango che ballano.
    Gli stili di ballo sono delle gabbie di separazione inventate chissà da chi ma alla fine il tango è…….il tango!
    Resta il fatto che è un’emozione da condividere con il partner con cui si sta ballando o trasmettere qualcosa a chi ci guarda se ci stiamo esibendo. Credo che questa sia la “missione” di due ballerini.
    ciao e…….scrivi ancora
    Antonioyanna

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