La marca e l’abbraccio

LA MARCA E L’ABBRACCIO di Manuel Gonzalez traduzione di Pietro Adorni

 Il tango forse invidia molte altre danze che possiedono migliaia di virtù e caratteristiche ammirevoli, ma nessuna come lo è L’ABBRACCIO nel tango.

Un abbraccio in un tango può raggiungere una tale finezza, sensibilità e unione col partner che consente di scoprire lo stato dell’altro/a: se è contento/a, se ha passato una brutta giornata, se non gli piace il nostro modo di ballare o se connettiamo anima e corpo; senza che siano necessarie le parole. Un abbraccio, in un solo tango, può trasmettere migliaia di sensazioni. In esso si può vedere se si ha cura, se si maltratta, se non si ascolta l’altro o la musica, se si è nervosi, se si cerca un’intesa, se si cerca il piacere del ballo o forse qualcosa in più. . Come può una danza esser riuscita, e riuscire a far sì che un abbraccio sia un qualcosa di così incantevole?, Com’è che s’è sviluppato questo fatto fondamentale in cui ad ogni incontro del corpo e delle braccia siano possibili tali sensazioni?

E qui (forse per l’unica volta) mi esce di dentro il porteño, che mi fa dire:
“E’ perché noi argentini abbracciamo molto”. Lo facciamo ripetutamente coi nostri amici ed amiche, famigliari e persino a volte con conoscenti con cui ci troviamo solo a nostro agio. Penso che questa cultura sia meravigliosa e che, sebbene il tango abbia appreso da molte parti, l’abbraccio nel nostro paese si sia imposto quale base, quale caratteristica principale di questa danza. Basta osservare come nella maggior parte degli altri paesi, in cui pure si balla il tango, gli abbracci siano molto più freddi e distaccati, così come il ballarlo, nel quale si cerca di più l’aspetto spettacolare che non quello sensibile. Infatti, è molto, molto raro sentir parlare del Tango Milonguero in altri paesi (lo stile di tango che ha l’abbraccio più stretto, giungendo così al petto a petto e ad una comunicazione estremamente sensibile). Sento continuamente moltissimi stranieri dire che quando tornano a casa, dopo aver ballato il tango nelle milongas argentine, il ballo lì è un qualcosa che non possiede la stessa passione né il piacere; e che è impossibile non sentire la mancanza della terra argentina.

Parliamo della marca:
quando mi riferisco alla marca, intendo l’azione delle braccia, del petto e dell’intento del corpo nel guidare ed essere guidati. Tutto questo insieme è l’energia e il motore della danza. Ci sono marche tenere e marche sicure, ci sono marche forti e quelle esitanti. In questo caso, gli estremi sono qualcosa di terribilmente brutto: una marca troppo tenera può rasentare facilmente ciò che è incomprensibile, aritmico, dare sensazione di insicurezza, e nel contempo non curare l’equilibrio della donna. Nel caso di attesa/pausa della donna, questa non deve resistere con forza all’avanzamento dell’uomo ed ancor meno pesare col suo abbraccio, e neanche anticipare i passi o agire prima dell’uomo, (questo viene chiamato “andarsene via”), di fatto, non va nemmeno bene che la donna segua l’uomo all’unisono, l’ideale sarebbe procedere con un millesimo di secondo di ritardo rispetto a lui per cercare di capirne i movimenti e proposte musicali; in questo modo, al momento di muoversi, si è già capito quel che viene proposto ed è quasi impossibile sbagliarsi.

Una marca forte, può essere chiara, ma se non “impara” a rilassarsi, può forzare la donna, causarle dolori o disagi nel corpo, dare una sensazione di asfissia ed un’idea che non si balli per dare piacere al compagno, ma bensì per mettersi in mostra, incuranti delle modalità.

Nell’attuazione della marca, l’ideale è cominciare ad imparare con una marca, o l’attesa, molto sicura, quasi forte, che l’insegnante si curerà di ammorbidire pian piano, fino ad ottenere poi un abbraccio con una marca tenera ma molto chiara. Persino i ballerini più avanzati, o veterani, farebbero bene a consultare insegnanti per rivedere le loro marche perché, spesso, dopo anni ed anni di ballo, si possono perdere di vista i parametri di quel che è una marca piacevole, e non si sa mai dato che le donne sono in genere riservate e gentili e non ci dicono in faccia i nostri errori. So questo dalle molte donne che si lamentano degli abbracci rigidi o flosci. Non c’è migliore giudice di una donna che ha ballato con noi, per sapere cosa sente dal nostro abbraccio.

Non necessariamente un uomo è un cattivo ballerino perché non ha una buona marca, però un abbraccio giusto, una marca precisa e attenta, fanno la differenza, alla grande, tra chi balla per eseguire e chi balla per sentire e farsi sentire.

Tutto deve girare o gira alla ricerca del “punto giusto” nel quale non ci sia pesantezza, morsa, forza né gesti bruschi. Questa ricerca deve essere infinita, cercando sempre di migliorarsi, senza mai fermarsi o arenarsi, pensando d’aver già raggiunto il meglio; una ricerca che, oltre ad essere condotta con gli insegnanti, può essere condotta da dentro, da se stessi. Pensando che ogni tango ed ogni ballo con un nuovo/a partner sono un’esperienza nuova per continuare a capire come comunicare meglio con l’altro.

L’abbraccio è una fusione che si crea in pochi minuti nei quali, se cerchiamo di essere generosi/e e sensibili, forse potremo trovarci immersi in una musica ed un silenzio che ci saranno complici al punto di commuoverci.

Vorrei porre come cornice a questi commenti, punti di vista e critiche, ed abbellirli, un frammento del testo di un tango. Per chi non lo ricordasse o non lo conoscesse, questo tango ha testo delizioso che, se letto così, semplicemente, può essere che non coinvolga; ma, se lo si è ballato qualche volta appassionatamente, forse ci toccherà nel profondo:

da “ASI SE BAILA EL TANGO” – “COSI’ SI BALLA IL TANGO” – 1942
Testo: Marvil (Elizardo Martínez Vilas).
Música: Elías Randal.

“Così si balla il tango
sentendo nel viso,
il sangue che sale
ad ogni battuta,
mentre il braccio,
come un serpente,
s’avvolge nella vita
che si fletterà.
Così si balla il tango,
mescolando l’alito,
chiudendo gli occhi
per sentire meglio,
come i violini
raccontano al baldoneón
perché da quella sera
Malena non ha più cantato”.

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2 thoughts on “La marca e l’abbraccio

  1. Pietro scrive:

    Perfetto, Antonio!!!
    Un abbraccio,
    Pietro

  2. admin scrive:

    Grazie Pietro sei molto gentile!!!!!!!!

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